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	<title>Commenti per Rudi Vittori</title>
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	<description>Innovative Management Consultant</description>
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		<title>Commenti su La mappa dei rischi paese 2012 di Massimo Manca</title>
		<link>http://rudivittori.com/2012/05/19/la-mappa-dei-rischi-paese-2012/#comment-183</link>
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Manca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 May 2012 14:39:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Incuriosito dall&#039;iniziativa mi son preso la briga di provare la web application per calcolare i rischi. Parrebbe che si corrano meno rischi ad esportare e vendere in Canada, Australia e Svezia che in USA, Germania, Giappone, Francia e Cina. Il differenziale di rischio tra questi paesi è particolarmente elevato ed il differenziale tra i primi e l&#039;Italia in media è di 16 punti. L&#039;informazione è interessante non c&#039;è dubbio ma è altrettanto interessante sapere come è stata calcolata, se ad esempio dovessero essere state usate informazioni di quella tale piuttosto che di quell&#039;altra agenzia di rating ecc. In merito ai risultati sono perplesso. Magari se qualcuno che ne capisce più di me potrebbe provare l&#039;applicazione, potrebbe dare un contributo interessante]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Incuriosito dall&#8217;iniziativa mi son preso la briga di provare la web application per calcolare i rischi. Parrebbe che si corrano meno rischi ad esportare e vendere in Canada, Australia e Svezia che in USA, Germania, Giappone, Francia e Cina. Il differenziale di rischio tra questi paesi è particolarmente elevato ed il differenziale tra i primi e l&#8217;Italia in media è di 16 punti. L&#8217;informazione è interessante non c&#8217;è dubbio ma è altrettanto interessante sapere come è stata calcolata, se ad esempio dovessero essere state usate informazioni di quella tale piuttosto che di quell&#8217;altra agenzia di rating ecc. In merito ai risultati sono perplesso. Magari se qualcuno che ne capisce più di me potrebbe provare l&#8217;applicazione, potrebbe dare un contributo interessante</p>
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		<title>Commenti su Rischi dell&#8217;internazionalizzazione di Tiz Leopizzi</title>
		<link>http://rudivittori.com/2012/05/12/rischi-dellinternazionalizzazione/#comment-182</link>
		<dc:creator><![CDATA[Tiz Leopizzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 May 2012 16:06:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[sacrosanto.. sono stata diverse volte in Cina con un mio progetto che coinvolgeva un certo numero di operatori. come i pionieri.. è andato tutto bene ma davvero, a ripensarci ora a bocce ferme, non so ancora come sia stato possibile.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sacrosanto.. sono stata diverse volte in Cina con un mio progetto che coinvolgeva un certo numero di operatori. come i pionieri.. è andato tutto bene ma davvero, a ripensarci ora a bocce ferme, non so ancora come sia stato possibile.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Rischi dell&#8217;internazionalizzazione di Mario Kruysse</title>
		<link>http://rudivittori.com/2012/05/12/rischi-dellinternazionalizzazione/#comment-181</link>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Kruysse]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 May 2012 15:58:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La crisi economica, com&#039;è noto, ha toccato tutto e tutti.
Ci sono Paesi al mondo, più o meno preparati a far fronte alle crisi, alla crisi del secolo o anche a quella della storia. L&#039;America di Obama ci prova soprattutto con l&#039;infondere speranza e ottimismo, benzina naturale del motore umano, capace di muovere le folle, di &#039;accendere&#039; ogni singolo individuo e portarlo a raggiungere grandi risultati. L&#039;Europa, dal canto suo che fa? Che fanno i singoli Paesi del vecchio continente? Esiste la stessa carica (capacità, direbbero alcuni) di ricreare il giusto ambiente per una nuova ripresa economica?
Noi crediamo di si. L&#039;esempio ci viene dato da due grandi Stati dall&#039;illustre passato e dalle profonde differenze, la cara affaticata Italia e la poliedrica Olanda. Legate da una grande intesa commerciale, le due nazioni da tempo usufruiscono di notevoli vantaggi nei settori dell&#039;import-export.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La crisi economica, com&#8217;è noto, ha toccato tutto e tutti.<br />
Ci sono Paesi al mondo, più o meno preparati a far fronte alle crisi, alla crisi del secolo o anche a quella della storia. L&#8217;America di Obama ci prova soprattutto con l&#8217;infondere speranza e ottimismo, benzina naturale del motore umano, capace di muovere le folle, di &#8216;accendere&#8217; ogni singolo individuo e portarlo a raggiungere grandi risultati. L&#8217;Europa, dal canto suo che fa? Che fanno i singoli Paesi del vecchio continente? Esiste la stessa carica (capacità, direbbero alcuni) di ricreare il giusto ambiente per una nuova ripresa economica?<br />
Noi crediamo di si. L&#8217;esempio ci viene dato da due grandi Stati dall&#8217;illustre passato e dalle profonde differenze, la cara affaticata Italia e la poliedrica Olanda. Legate da una grande intesa commerciale, le due nazioni da tempo usufruiscono di notevoli vantaggi nei settori dell&#8217;import-export.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Vantaggi dell&#8217;internazionalizzazione di Pedranzini Denis</title>
		<link>http://rudivittori.com/2012/04/30/vantaggi-dellinternazionalizzazione/#comment-180</link>
		<dc:creator><![CDATA[Pedranzini Denis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 May 2012 22:08:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se l&#039;intenazionalizzazione ha contribuito sensibilmente alla crescita aziendale, non è raro che porti alla creazione di sedi distaccate in altri paesi, con più o meno autonomie. Queste potrebbero agevolare nei tempi una possibile fuga dell&#039;azienda dal paese d&#039;origine, qualora questi non permetta più le condizioni utili alla sua crescita o sopravvivenza.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se l&#8217;intenazionalizzazione ha contribuito sensibilmente alla crescita aziendale, non è raro che porti alla creazione di sedi distaccate in altri paesi, con più o meno autonomie. Queste potrebbero agevolare nei tempi una possibile fuga dell&#8217;azienda dal paese d&#8217;origine, qualora questi non permetta più le condizioni utili alla sua crescita o sopravvivenza.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su C/C Obbligatorio di ulisseilviaggiatore</title>
		<link>http://rudivittori.com/2012/01/02/cc-obbligatorio/#comment-179</link>
		<dc:creator><![CDATA[ulisseilviaggiatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 14:06:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ora sembra che finalmente ci siano i conti gratuiti, temo pero&#039; che con le tasse attuali di soldi che rimangono a fine mese ve ne siano ben pochi :-/]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ora sembra che finalmente ci siano i conti gratuiti, temo pero&#8217; che con le tasse attuali di soldi che rimangono a fine mese ve ne siano ben pochi :-/</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Internazionalizzazione delle PMI di Laura Fasoli</title>
		<link>http://rudivittori.com/2012/04/07/internazionalizzazione-delle-pmi/#comment-178</link>
		<dc:creator><![CDATA[Laura Fasoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 13:43:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi sono stata al Forum Banca&amp;Impresa del Sole24ore e alcuni imprenditori, nell&#039;ultima parte dell&#039;evento, sottolineavano proprio la situazione di assoluto abbandono da parte delle istituzioni nel loro processo di internazionalizzazione. In particolare, facevano l&#039;esempio dei mercati dell&#039;est (Cina in primis) e di come le imprese di altri paesi europei (in particolare UK e Germania) abbiano un fortissimo appoggio da parte di ambasciate e istituzioni... un divario enorme con l&#039;Italia. In questo modo, dicevano, solo alcuni grandi imprenditori riescono ad operare in Paesi extra-UE, con non pochi rischi e difficoltà di perdere e di non essere considerati, anche x il mancato appoggio del Paese. 
Si parla tanto di queste questioni, di sviluppo e di crescita.. ma la crescita non si può ottenere con decreti legge o con parole... serve un percorso di partnership tra tutti gli attori del sistema, attori pubblici, finanziatori (banche e altre istituzioni finanziarie) e imprenditori...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi sono stata al Forum Banca&amp;Impresa del Sole24ore e alcuni imprenditori, nell&#8217;ultima parte dell&#8217;evento, sottolineavano proprio la situazione di assoluto abbandono da parte delle istituzioni nel loro processo di internazionalizzazione. In particolare, facevano l&#8217;esempio dei mercati dell&#8217;est (Cina in primis) e di come le imprese di altri paesi europei (in particolare UK e Germania) abbiano un fortissimo appoggio da parte di ambasciate e istituzioni&#8230; un divario enorme con l&#8217;Italia. In questo modo, dicevano, solo alcuni grandi imprenditori riescono ad operare in Paesi extra-UE, con non pochi rischi e difficoltà di perdere e di non essere considerati, anche x il mancato appoggio del Paese.<br />
Si parla tanto di queste questioni, di sviluppo e di crescita.. ma la crescita non si può ottenere con decreti legge o con parole&#8230; serve un percorso di partnership tra tutti gli attori del sistema, attori pubblici, finanziatori (banche e altre istituzioni finanziarie) e imprenditori&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Internazionalizzazione delle PMI di Adalberto Fiore</title>
		<link>http://rudivittori.com/2012/04/07/internazionalizzazione-delle-pmi/#comment-177</link>
		<dc:creator><![CDATA[Adalberto Fiore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 13:41:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[le imprese italiane che operano sui mercati esteri,sono abbandonate a se stesse dagli organi competenti ( ambasciate,consolati,Ice, Ministero degli affari esteri ecc.) e corrono gravi rischi sia economici che finanziari, senza contare i vari &quot;paletti&quot;tesi a non agevolare le esportazioni da altri paesi. I contatti sono spessi occasionali e privi di contenuti concreti ,in grado di proteggere legalmente l&#039;impresa nel caso di contestazione dei prodotti esportati.Non esiste una politica ( con la P maiuscola )che agevoli e protegga in qualche modo i vari fattori di rischio esistenti e che dovrebbero essere svolti dal Ministero degli Esteri, previo accordi commerciali con i paesi prescelti-Quanto all&#039;internalizzazione, a mio parere occorre creare dei rapporti di partner-ship con i clienti esteri (come fanno i cinesi) i quali vendono i loro prodotti sotto forma di Kit da assemblare ,a prezzi concorrenziali ,offrendo il necessario Know-aout per completare il prodotto , che,sarà venduto su quei mercati con il marchio del cliente estero e magari con una piccola compartecipazione di minoranza-Questo tipo di indirizzo politico-aziendale oltre a farti vendere di più,ti consente di proteggere il tuo prodotto,di avere rapporti costanti con i clienti e di essere compartecipe dello sviluppo economico di quei paesi-Se volete qualche esempio,lo faremo in una prossima puntata Saluti 
Adalberto Fiore]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>le imprese italiane che operano sui mercati esteri,sono abbandonate a se stesse dagli organi competenti ( ambasciate,consolati,Ice, Ministero degli affari esteri ecc.) e corrono gravi rischi sia economici che finanziari, senza contare i vari &#8220;paletti&#8221;tesi a non agevolare le esportazioni da altri paesi. I contatti sono spessi occasionali e privi di contenuti concreti ,in grado di proteggere legalmente l&#8217;impresa nel caso di contestazione dei prodotti esportati.Non esiste una politica ( con la P maiuscola )che agevoli e protegga in qualche modo i vari fattori di rischio esistenti e che dovrebbero essere svolti dal Ministero degli Esteri, previo accordi commerciali con i paesi prescelti-Quanto all&#8217;internalizzazione, a mio parere occorre creare dei rapporti di partner-ship con i clienti esteri (come fanno i cinesi) i quali vendono i loro prodotti sotto forma di Kit da assemblare ,a prezzi concorrenziali ,offrendo il necessario Know-aout per completare il prodotto , che,sarà venduto su quei mercati con il marchio del cliente estero e magari con una piccola compartecipazione di minoranza-Questo tipo di indirizzo politico-aziendale oltre a farti vendere di più,ti consente di proteggere il tuo prodotto,di avere rapporti costanti con i clienti e di essere compartecipe dello sviluppo economico di quei paesi-Se volete qualche esempio,lo faremo in una prossima puntata Saluti<br />
Adalberto Fiore</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Internazionalizzazione delle PMI di Stefano Rossini</title>
		<link>http://rudivittori.com/2012/04/07/internazionalizzazione-delle-pmi/#comment-176</link>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Rossini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 13:38:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[la scelta d&#039;internazionalizzare la propria attività è diventata molto spesso per le imprese una scelta obbligata. 
Solo i mercati esteri, previa una meditata fase di programmazione e pianificazione (commerciale, produttiva, societaria, finanziaria, fiscale e legale), consentono di cogliere le opportunità di sviluppo che il mercato interno non è più in grado di offrire. 
Insieme alle imprese, devono crescere e consolidarsi nuove figure di professionisti che li possano assistere in questo fase caratterizzata da nuovi scenari e complessità. 
Io ho scelto di operare su Londra e, proprio per i motivi citati, i risultati mi stanno dando ragione. 
Buon lavoro a tutti e saluti da Londra. 
Stefano Rossini]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>la scelta d&#8217;internazionalizzare la propria attività è diventata molto spesso per le imprese una scelta obbligata.<br />
Solo i mercati esteri, previa una meditata fase di programmazione e pianificazione (commerciale, produttiva, societaria, finanziaria, fiscale e legale), consentono di cogliere le opportunità di sviluppo che il mercato interno non è più in grado di offrire.<br />
Insieme alle imprese, devono crescere e consolidarsi nuove figure di professionisti che li possano assistere in questo fase caratterizzata da nuovi scenari e complessità.<br />
Io ho scelto di operare su Londra e, proprio per i motivi citati, i risultati mi stanno dando ragione.<br />
Buon lavoro a tutti e saluti da Londra.<br />
Stefano Rossini</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Internazionalizzazione delle PMI di Vincenzo Raguseo</title>
		<link>http://rudivittori.com/2012/04/07/internazionalizzazione-delle-pmi/#comment-175</link>
		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Raguseo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 17:03:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://rudivittori.com/?p=678#comment-175</guid>
		<description><![CDATA[Sono assolutamente d&#039;accordo. Mi preme sottolineare che ogni azienda prima di proporsi su un nuovo mercato, deve inevitabilmente provvedere a tutelare su quel mercato la sua identità commerciale (marchio) ed il suo patrimonio intangibile (brevetti, design, diritti d&#039;autore etc.). 
In caso contrario l&#039;azienda correrebbe l&#039;enorme rischio di arrivare in un Paese, nel quale c&#039;è qualcuno che, impossessandosi illegittimamente dei diritti di proprietà intellettuale di ha deciso di aprirsi a nuovi mercati, ha già il suo stesso nome o utilizza già il suo stesso brevetto. Nella mia esperienza di avvocato specializzato in proprietà industriale ed intellettuale di queste frustranti vicende ne ho viste tantissime. 
Insomma prima proteggetevi e poi partite.
Buon lavoro a tutti voi
Vincenzo Raguseo]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono assolutamente d&#8217;accordo. Mi preme sottolineare che ogni azienda prima di proporsi su un nuovo mercato, deve inevitabilmente provvedere a tutelare su quel mercato la sua identità commerciale (marchio) ed il suo patrimonio intangibile (brevetti, design, diritti d&#8217;autore etc.).<br />
In caso contrario l&#8217;azienda correrebbe l&#8217;enorme rischio di arrivare in un Paese, nel quale c&#8217;è qualcuno che, impossessandosi illegittimamente dei diritti di proprietà intellettuale di ha deciso di aprirsi a nuovi mercati, ha già il suo stesso nome o utilizza già il suo stesso brevetto. Nella mia esperienza di avvocato specializzato in proprietà industriale ed intellettuale di queste frustranti vicende ne ho viste tantissime.<br />
Insomma prima proteggetevi e poi partite.<br />
Buon lavoro a tutti voi<br />
Vincenzo Raguseo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Internazionalizzazione delle PMI di giancarlo martini</title>
		<link>http://rudivittori.com/2012/04/07/internazionalizzazione-delle-pmi/#comment-173</link>
		<dc:creator><![CDATA[giancarlo martini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 13:50:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[caro rudi.
vengo da un master in internazionalizzazione delle imprese, organizzato l&#039;anno scorso dall&#039;ordine nazionale e da quello di roma con il ministero dello sviluppo ed il patrocinio dell&#039;unicredit, ed al quale hanno partecipato numerosi colleghi dottori commercialisti. inutile affermare che non sono un esperto (almeno non mi qualifico tale), ma certamente una buona infarinatura la possiedo, e ora ne so sicuramente più di prima. se coniugate il tutto  all&#039;esperienzaccia dovuta alla non più verde (ahimè) età, qualcosa c&#039;è che si può dire: 
coi colleghi ci siamo poi riuniti in una associazione (&quot;vicina&quot;) e lavoriamo per lo scopo comune: offrire consulenza a buon livello per le aziende nazionali e per quelle estere che vengono qui.

possiamo ben dire che attualmente una delle principali vie di uscita per le nostre imprese è lo sbocco all&#039;estero (da e per), in qualsivoglia modo e forma ma quale condizione essenziale (anche se non l&#039;unica) per la crescita, se non addirittura per la sopravvivenza.
la chiave per misurare il livello di internazionalizzabilità (scusate la parolaccia)  di un&#039;impresa va vista solo alla luce delle dimensioni, almeno per ora. 
quando una delle relatrici ad uno dei corsi ci segnalava che loro (un ente pubblico, o quasi) avevano assistito ben trecento aziende mi sono letteralmente cascate le braccia. per non dire il resto. 
trattandosi di una relazione ad uso rendicontazione stavo ascoltando una persona che non si era stracciata le vesti, non aveva infilato la testa in un cappio, forse non si rendeva conto del fatto che stava vantando ed si stava imbrodando nel tragico rapporto del peggiore dei fallimenti del secolo.
perchè se pensavano che la parola magica fosse mettere le aziende in rete = flop.
se su 5,4 milioni (ed oltre) di piccole e piccolissime imprese ne abbiamo 300 (non sono tutte qui, ce ne sono molte altre, ma i numeri sono assolutamente ridicoli) in rete, verrebbe la voglia di lasciar perdere.
ma non è così.
intanto perchè il discorso rete non è l&#039;unico per favorire l&#039;internazionalizzazione, ci sono aziende che stanno in piedi da sole e camminano senza problemi.
ci sono quelle che necessitano di aiuto a vario titolo ma che sono certamente eligibili per la bisogna
poi vengono le altre, praticamente tutte - o quasi - le micro, e moltissime delle mini.
queste per &quot;campare&quot; devono darsi da fare, cambiare, cambiare, cambiare.
e chi vuole cambiare la prima cosa è guardarsi dentro: fare esame di coscienza.
magari siamo diventati degli zombies, siamo morti ma non ce ne rendiamo conto.
fare rete va bene, ma non basta. l&#039;importante è trovare soluzioni che funzionino.
potrei andare avanti per ore ma la musica non cambia.
ho buttato qualche sasso nello stagno, non è che mi femo qui, solo che per ora non voglio abusare della vostra pazienza.
alla prossima
giancarlo]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>caro rudi.<br />
vengo da un master in internazionalizzazione delle imprese, organizzato l&#8217;anno scorso dall&#8217;ordine nazionale e da quello di roma con il ministero dello sviluppo ed il patrocinio dell&#8217;unicredit, ed al quale hanno partecipato numerosi colleghi dottori commercialisti. inutile affermare che non sono un esperto (almeno non mi qualifico tale), ma certamente una buona infarinatura la possiedo, e ora ne so sicuramente più di prima. se coniugate il tutto  all&#8217;esperienzaccia dovuta alla non più verde (ahimè) età, qualcosa c&#8217;è che si può dire:<br />
coi colleghi ci siamo poi riuniti in una associazione (&#8220;vicina&#8221;) e lavoriamo per lo scopo comune: offrire consulenza a buon livello per le aziende nazionali e per quelle estere che vengono qui.</p>
<p>possiamo ben dire che attualmente una delle principali vie di uscita per le nostre imprese è lo sbocco all&#8217;estero (da e per), in qualsivoglia modo e forma ma quale condizione essenziale (anche se non l&#8217;unica) per la crescita, se non addirittura per la sopravvivenza.<br />
la chiave per misurare il livello di internazionalizzabilità (scusate la parolaccia)  di un&#8217;impresa va vista solo alla luce delle dimensioni, almeno per ora.<br />
quando una delle relatrici ad uno dei corsi ci segnalava che loro (un ente pubblico, o quasi) avevano assistito ben trecento aziende mi sono letteralmente cascate le braccia. per non dire il resto.<br />
trattandosi di una relazione ad uso rendicontazione stavo ascoltando una persona che non si era stracciata le vesti, non aveva infilato la testa in un cappio, forse non si rendeva conto del fatto che stava vantando ed si stava imbrodando nel tragico rapporto del peggiore dei fallimenti del secolo.<br />
perchè se pensavano che la parola magica fosse mettere le aziende in rete = flop.<br />
se su 5,4 milioni (ed oltre) di piccole e piccolissime imprese ne abbiamo 300 (non sono tutte qui, ce ne sono molte altre, ma i numeri sono assolutamente ridicoli) in rete, verrebbe la voglia di lasciar perdere.<br />
ma non è così.<br />
intanto perchè il discorso rete non è l&#8217;unico per favorire l&#8217;internazionalizzazione, ci sono aziende che stanno in piedi da sole e camminano senza problemi.<br />
ci sono quelle che necessitano di aiuto a vario titolo ma che sono certamente eligibili per la bisogna<br />
poi vengono le altre, praticamente tutte &#8211; o quasi &#8211; le micro, e moltissime delle mini.<br />
queste per &#8220;campare&#8221; devono darsi da fare, cambiare, cambiare, cambiare.<br />
e chi vuole cambiare la prima cosa è guardarsi dentro: fare esame di coscienza.<br />
magari siamo diventati degli zombies, siamo morti ma non ce ne rendiamo conto.<br />
fare rete va bene, ma non basta. l&#8217;importante è trovare soluzioni che funzionino.<br />
potrei andare avanti per ore ma la musica non cambia.<br />
ho buttato qualche sasso nello stagno, non è che mi femo qui, solo che per ora non voglio abusare della vostra pazienza.<br />
alla prossima<br />
giancarlo</p>
]]></content:encoded>
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